Origini della lana

Si stima che già nell’età della pietra, circa 10.000 anni fa, gli abitanti dell’Asia minore utilizzassero gli ovini non solo per alimentarsi, ma anche per ricavarne la lana con cui vestirsi e ripararsi. In Cina e in Egitto i feltri di lana erano già diffusi prima che strumenti come cesoie fossero inventati e utilizzati. Nell’età del ferro, con l’avvento degli utensili da taglio, si iniziò a tosare le pecore anziché strapparne via la lana. Successivamente l’uomo ha imparato a filare e tessere e la lana è divenuta un elemento essenziale della vita delle comunità.

Tra il 3.000 e il 1.000 a.C. i persiani, i greci e i romani contribuirono a introdurre gli allevamenti di pecore in tutta Europa, migliorandone nel contempo le razze. In particolare, con l’espansione dell’Impero romano le greggi vennero importate in modo sistematico nelle regioni dell’attuale Spagna, nell’Africa del nord e sulle Isole Britanniche e la maggior parte della popolazione, in particolare nel Nord Europa, utilizzava la lana per la creazione dei propri abiti. Inoltre la lana permetteva, grazie alle sue proprietà isolanti, di far fronte ai rigidi inverni.

Attraverso la conquista della Spagna da parte dei saraceni e grazie alla presenza dei normanni, popolo di origine scandinava, in Italia meridionale e nel Mediterraneo orientale, il commercio e la diffusione della lana conobbero una forte espansione.

Nel XIV secolo in Spagna si iniziò ad allevare le pecore Merino, quelle con la lana di maggior finezza, e il fiorente commercio della lana contribuì a finanziare i viaggi di Colombo, che introdusse a Cuba e Santo Domingo gli ovini, diffusi successivamente da Cortez nell’attuale Messico e negli Stati Uniti sudoccidentali.

Sia in Spagna sia in Inghilterra vennero introdotte delle leggi che vietavano l’esportazione di pecore e di lana grezza ed Enrico VIII di Inghilterra, malgrado il suo atteggiamento sleale nei confronti dei monasteri e dei pastori, raggiunse il momento di maggior importanza per il proprio regno (1509-1547) grazie allo sviluppo del settore laniero.

I tentativi inglesi di scoraggiare la crescente industria della lana in Nord America, rendendo punibile il commercio di lana nelle colonie con il “taglio della mano destra“ del colpevole, non impedirono al settore di svilupparsi fino alla Guerra di indipendenza americana (1775-1783).

La politica di mantenimento delle greggi, praticata da Washington e Jefferson e le nuove invenzioni quali la filatura “Jenny“, i telai ad acqua e le macchine per pettinare i filati ne determinarono il successivo, fiorente sviluppo.

Alla fine del XVIII secolo ebbe inizio l’allevamento delle pecore in Australia dove attualmente si contano circa 160 milioni di capi, pari al 14% del patrimonio mondiale.

Le principali razze ovine

La pecora Merino produce una lana fine, tra i 15 e i 23 µm (micrometro = 1:1.000.000 di m). Morbida, corta – la lunghezza varia dai 50 ai 120 mm – e molto ondulata, proviene dall’Australia, dal Sud Africa e dai paesi appartenenti all’area dell’ex Unione Sovietica. Il suo impiego è principalmente destinato all’abbigliamento fine, sia in maglieria sia in tessuto.

Dalla pecora Cheviot si ricava invece una lana grossa che misura oltre i 30 µm, robusta e liscia, con leggere ondulazioni e che raggiunge una lunghezza superiore ai 150 mm; viene prodotta principalmente in Nuova Zelanda e in Gran Bretagna e utilizzata per tessuti per arredamento e filati pettinati rigidi.

La pecora Crossbred o incrociata (si ottiene infatti da un incrocio fra la razza Merino e la Cheviot) produce una lana di media finezza tra i 24 e i 30 µm, di forza media, con scarse arricciature e una lunghezza che può variare tra i 120 e i 150 mm. Viene principalmente allevata in Argentina e in Uruguay e la sua lana utilizzata per la produzione di filati pettinati, destinati all‘abbigliamento pesante, resistente e sportivo.

L’allevamento degli ovini, la produzione della lana e la sua classificazione

A livello planetario, le principali aree di allevamento sono l’Australia, i paesi dell’ex Unione Sovietica, la Cina, la Nuova Zelanda, l’Argentina, l’Uruguay, il Sud Africa, la Gran Bretagna e il Pakistan.

Nel corso degli ultimi cento anni la produzione mondiale di lana è all’incirca raddoppiata raggiungendo una quantità di circa 1,5 milioni di tonnellate sgrassate (lo sgrassaggio è il procedimento che consente l’eliminazione della lanolina e dei residui, con conseguente riduzione del 40% del peso della lana) corrispondente a circa 2.5 milioni di tonnellate non sgrassate. 

La lana viene classificata, oltre che secondo la finezza, in funzione dei seguenti parametri: 

lana da tosa o lana vergine, che si ottiene da animali sani e vivi, con tosatura che può essere annuale, semestrale o di otto mesi;

lana d’agnello detta Lambswool, che si ricava dalla prima tosatura di agnelli di età intorno ai 6-7 mesi. La lana d’agnello presenta le estremità dei peli appuntite, simili a punte di aghi;

lana da concia o lana morta si ottiene da animali morti ed è utilizzata normalmente, a causa della sua scarsa qualità, in mischia con la lana da tosa;.

la lana calcinata o lana di pelle si ricava nella fase di post macellazione delle pecore; 

la lana di recupero, di qualità scadente, si ottiene infine dal riutilizzo di scarti di lavorazione o da capi di vestiario usati.

Morfologia della lana

Composta dalle molecole della proteina detta cheratina, la lana è molto affine ai capelli umani.

Le catene molecolari di proteine formano le fibrille che si uniscono in fasci formandone la massa interna fusiforme. Grazie a questa struttura la fibra della lana gode di un’elasticità eccezionale.

All’interno della fibra, due semifibre distinte e con struttura chimica differenziata, si avvolgono a spirale una sull’altra creando quella struttura bilaterale che provoca il classico arricciamento, dovuto a una differente reazione delle due semifibre all’umidità e alla temperatura. Attraverso il calore e l’umidità creati dal vapore si determinano una serie di legami tra le due semifibre che a raffreddamento avvenuto si stabilizzano.

Il potere igroscopico della lana (può assorbire fino al 30% della propria massa senza dare l’impressione di essere umida) permette di rilasciare l’umidità in modo graduale.

Malgrado questa caratteristica la lana rimane idrorepellente grazie alla presenza di un sottilissimo strato di epicuticola (sostanza cerosa e impermeabile) che la ricopre.

Le scaglie che costituiscono la superficie della fibra possono agganciarsi una con l’altra provocando l’infeltrimento causato dall’azione dell’acqua, del calore e da azione meccanica.

ProprietĂ  della lana

Pur offrendo una buona resistenza, le fibre della lana tendono a logorarsi prima rispetto ad altre fibre utilizzate nell’abbigliamento. La sua elasticità è però eccezionale e le pieghe spariscono rapidamente, in particolare con l’azione del vapore. Anche l’allungabilità, a fibre umide o bagnate, risulta ottima. Per prevenire questo fenomeno è indispensabile disporre i capi ad asciugare su un piano e non appesi. Resta il problema dell’infeltrimento, prodotto dall’agganciamento delle scaglie che compongono la superficie della fibra e dovuto all‘eccessiva esposizione al calore, all’umidità o a un‘azione meccanica.

Le cariche elettrostatiche prodotte dalle fibre di lana sono modeste grazie all’umidità sempre presente nelle stesse che favorisce il relativo “scarico a massa“.

Elevato è inoltre l’assorbimento termico della lana: inglobando aria attraverso le proprie squame e la caratteristica arricciatura si determina una sorta di isolamento dall’esterno. Questo fenomento viene ridimensionato con le lane cosidette cool wool dove a causa del minore arricciamento delle fibre il potere isolante si riduce notevolmente.

La finezza può variare in modo importante in funzione della qualità; per la distinzione della varietà denominata “Super“ ci si avvale della misura in micron che non deve essere superiore ai 18.5 µm: Per poter definire un tessuto Super 100’s, questo valore deve salire in modo scalare fino ai 15 µm il valore necessario per realizzare tessuti in Super 170’s.

Infine la lana non è infiammabile, non propaga la fiamma, non fonde e, in caso di incendio non si attacca alla pelle.

Principali fasi di lavorazione della lana

La selezione, attraverso la classificazione del vello tosato in quattro qualità (in cui a partire dalla 1a il fattore qualitativo va decrescendo), ha lo scopo di distinguere la lana in funzione della finezza, arricciatura, lunghezza, impurità e colore. La zona del ventre è normalmente fortemente contaminata.

Lo sgrassaggio, a cui abbiamo già accennato, è il processo che, attraverso lavaggi delicati, consente l’eliminazione delle componenti grasse (lanolina), dello sporco e delle lappole, con conseguente riduzione del peso. Mediamente, il peso del vello di una pecora australiana si aggira intorno ai 4,5 chili.

La carbonizzazione determina l‘eliminazione, quando necessario, delle impurità di origine vegetale attraverso trattamenti con acido solforico.

Nel Sistema cardato laniero la lana greggia viene disposta sul cosiddetto “lupo battitore“ dopo essere stata prelevata a strati dalle balle compresse. Questa operazione, detta appunto battitura, precede la mischia e l’oliatura che definiscono eventuali lotti di filatura e favoriscono i risultati dei processi successivi.

La pesatura è la fase nella quale avviene l’apertura del materiale in modo da farlo passare con quantitativi costanti alla cardatura che, attravrerso l’apertura di ogni singola fibra, ne determina l’orientamento, oltre a contribuire all’eliminazione di ulteriori impurità. La cardatura forma il velo che sarà successivamente diviso in nastri con l‘operazione di torsione che avviene con l’ausilio di cinghiette ruotanti in senso opposto una all’altra. Si generano così gli stoppini che, attraverso la filatura e in funzione del grado di finezza desiderato, verranno avvolti nei fusi.

Nel Sistema pettinato laniero avviene una scelta a priori della qualità della fibra detta selezione che consiste nella separazione della lana in bioccoli (fiocco, batuffolo) e nell’eliminazione delle impurità grossolane.

Dopo il successivo lavaggio – che consente di elimare lo sporco e il grasso con bagni di acqua, sapone e soda –, la fibra viene asciugata con aria tiepida e inviata alla battitura che ha la finalità di aprire le fibre e pulirle nuovamente.

Come per le lane cardate seguono poi la mischia e l’oliatura, la pesatura e la cardatura.

La stiratura ha lo scopo di rendere regolari mediante accoppiamento e stiro i nastri generati nell’operazione precedente oltre che mischiare i diversi tipi di colori e di fibra.

La pettinatura elimina le fibre corte e lo stiro seguente rende la fibra ancora più regolare e la prepara, dopo essere stata compressa nel vaso dello stiratoio, alla filatura vera e propria.

Quest‘ultima avviene in tre fasi: lo stiro che determina un ulteriore miglioramento della regolarità delle fibre; la formazione dello stoppino, che si ottiene con una leggera torsione dei nastri e assottigliando gli stessi; la filatura finale, grazie a una nuova torcitura, stiratura e un conseguente assottigliamento in funzione al grado di finezza. 

La ripetizione delle operazioni di accoppiamento, stiratura e pettinatura permette di produrre i filati pettinati, lisci e regolari che conosciamo.

Le principali nobilitazioni della lana

Il fissaggio permanente – attuato con l’utilizzo di prodotti chimici, la pressione e il calore –, consente di eliminare definitivamente le pieghe stirate.

Con l’operazione detta decatissaggio si sottopongono i tessuti a un trattamento di pressione e vapore che confersce agli stessi maggior brillantezza e una sensazione gradevole alla mano. Il tessuto viene racchiuso tra due panni e vaporizzato per poi essere raffreddato in modo rapido con il passaggio di aria fredda.

Il trattamento antinfeltrimento permette di lavare la lana senza il rischio di infeltrirla. Ciò avviene utilizzando un trattamento chimico che riduce sostanzialmente questa caratteristica della lana.

Sottoponendo la lana a esposizione con eulano o mitina si rende la fibra resistente alle tarme, mentre il trattamento con silicoidi rende la fibra idrorepellente.

Con la follatura si ottiene l’eliminazione degli oli da filatura; successivamente per movimentazione in acqua in condizioni controllate e con l’aggiunta di agenti follanti, si effettua un’azione di rigonfiamento delle fibre allo scopo di accrescerne la pelosità. L’aggiunta di ammorbidenti migliora anche la piacevolezza al tatto.